Dieci minuti con se stessi – argomento: “IL CASO JESHUA”

03 Apr

Dieci minuti con se stessi – argomento: “IL CASO JESHUA”

L’argomento di oggi

IL CASO JESHUA

Nel caso Jeshua ho cercato di salvare la ragione, di salvarla ad ogni costo contro il mistero. Ho fallito e ho capito che c’era qualcosa di incomprensibile. Mi lamento spesso con Claudia: prima ero un romano che sapeva; ora sono un romano che dubita. E mia moglie ride e batte le mani come se facessi per lei un numero da giocoliere: «Dubitare e credere sono la stessa cosa, Pilato. Solo l’indifferenza è atea».

Eric-Emmanuel Schmitt

La riflessione di oggi

«Pilato gli disse: Che cos’è la verità?». La domanda che il governatore romano rivolge a Gesù ha attraversato non solo la sua mente, ma anche i secoli e si deposita intatta ancora oggi nella nostra coscienza. Anche lo scrittore francese Eric-Emmanuel Schmitt la ripropone e la rielabora nel suo romanzo Il Vangelo secondo Pilato e l’effetto è in quel tarlo che ora corrode la quieta ragione di questo romano simile nella sua indifferenza a tanti nostri contemporanei. Se ne accorge la moglie sensibile – denominata secondo la tradizione Claudia Procula – che il Vangelo di Matteo ci presenta come coinvolta intimamente nel «caso Jeshua».

La sbrigativa e granitica certezza della razionalità si è incrinata fino a sbriciolarsi e ora è il dubbio a prevalere. E Claudia formula un’equazione discutibile ma con un fondo di verità: «Dubitare e credere sono la stessa cosa». Certo, c’è un dubbio sistematico che alla fine piomba nello scetticismo. C’è una costante titubanza che sfocia nell’inerzia. C’è un’esitazione che non è riflessione e ponderatezza, ma indecisione e sospetto permanente. Però, proprio perché la fede non è il frutto di un teorema matematico ma è una scelta sia della ragione sia del cuore e della vita, il dubbio può affiorare e rendere il credere un cammino vero anche se rischioso e fin lacerante. Manzoni, nella Storia della colonna infame, ammoniva: «È men male agitarsi nel dubbio, che il riposar nell’errore». Cerchiamo, allora, di evitare i due scogli estremi: non dubitare di nulla e dubitare di tutto.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)