Dieci minuti con se stessi – argomento: “LA PORTA CHIUSA”

03 Ott

Dieci minuti con se stessi – argomento: “LA PORTA CHIUSA”

LA PORTA CHIUSA

Passiamo troppo tempo a osservare una porta chiusa, lamentandoci. Non vediamo, così, le porte che altrove si stanno aprendo per noi.

Alexander G. Bell

La riflessione di oggi

Io – come forse la maggior parte dei miei lettori – lo ricordo per la sua contesa col nostro Antonio Meucci per il primato dell’invenzione del telefono, contesa che lo vide formalmente sconfitto dalla Corte Suprema americana nel 1876 e dal Congresso usa nel 2002. Intendo riferirmi ad Alexander G. Bell (1847-1922), del quale scopro questa considerazione leggendo un articolo di giornale. L’idea merita effettivamente di essere proposta anche ai nostri giorni, rubricandola sotto il titolo «occasioni perdute». Sì, perché se è vero – come dice il proverbio – che «l’occasione fa l’uomo ladro», è altrettanto vero che può creare anche il grande uomo. Purtroppo, però, ci si ostina spesso a voler aprire un’unica porta a noi per varie ragioni vietata, e così si ignorano le molte altre stanze aperte ove potremmo manifestare le nostre capacità.

Se vogliamo stare a un livello più basso e quotidiano, l’avere tra le mani un diploma di laurea (il più delle volte «breve» e, quindi, molto modesta) non deve illudere il giovane a tal punto da fargli negare ogni altra possibilità di impiego che non sia quello paludato di un ufficio, di una mansione alta, di un incarico qualificato. Ci sono tante altre professioni ben più adatte, porte che si aprono – per usare l’immagine di Bell – forse su una strada secondaria ma più fruttuosa di un viale maestoso. Shakespeare nel Giulio Cesare scriveva, ricorrendo alla metafora della marea, che se si perde il flusso giusto, «il viaggio della vita si arena tra banchi di sabbia e detriti».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)