Dieci minuti con se stessi – argomento: “PIU’ CIBO CHE APPETITO”

08 Ago

Dieci minuti con se stessi – argomento: “PIU’ CIBO CHE APPETITO”

L’argomento di oggi

PIÙ CIBO CHE APPETITO

Non potrai mai consumare al di là del tuo appetito. Metà del tuo pane appartiene a un’altra persona e dovresti conservarne un pezzo per l’ospite inatteso.

Kahlil Gibran

La riflessione di oggi

La tovaglia pulita, il servizio di stoviglie migliore, cibi più curati e un velo di serenità su tutti: è un po’ questa la sigla dei pranzi festivi o festosi nelle nostre case. Ci siamo seduti a tavola, forse si è anche recitata una breve preghiera e si è pronti a un rito che purtroppo sta un po’ impallidendo in una società del consumo immediato e del televisore acceso. Sarebbe il momento giusto per ricordare, soprattutto ai cristiani, questo suggerimento di un poeta libanese, vissuto a lungo in America, e divenuto popolare anche da noi per un suo libro, Il profeta. È Kahlil Gibran (1883-1931) che ci ripete l’antica lezione della carità fraterna, a partire dalla voce dei profeti i quali ricordavano che il vero culto rivolto a Dio deve consistere innanzitutto nel «dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, i senzatetto, e vestire uno che vedi nudo» (Isaia 58,7).

È ciò che gli Atti degli Apostoli chiamano la koinonia, cioè la comunione, che non è solo relativa al corpo e al sangue di Cristo nella liturgia, ma è anche la comunanza dei beni coi bisognosi, tant’è vero che agape, in greco «amore», indicava anche quel banchetto fraterno durante il quale eucaristia e solidarietà s’intrecciavano tra loro (si legga il severo monito paolino in 1 Corinzi 11,17-34). Più «laicamente» ripensiamo alle parole delle Massime e pensieri del settecentesco Nicolas de Chamfort: «La società si divide in due classi: quelli che hanno più cibo che appetito e quelli che hanno più appetito che cibo». Non per nulla per i primi il problema è la dieta, mentre per gli altri è la fame.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)