IV DOMENICA DI QUARESIMA

30 Mar

IV DOMENICA DI QUARESIMA

«LO VIDE DA LONTANO!»

IV DOMENICA di QUARESIMA

LAETARE (Anno C)

Colore liturgico VIOLA O ROSACEO

 

LITURGIA DELLA PAROLA

COLLETTA

O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la redenzione del genere umano
concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina.
Per il nostro Signore Gesù Cristo …

________________________

PRIMA LETTURA (Gs 5,9-12)

Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua.

Dal libro di Giosuè

In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.

Parola di Dio/Rendiamo grazie a Dio

_________________________

SALMO RESPONSORIALE (Sal 33)

R/ GUSTATE E VEDETE COM’È BUONO IL SIGNORE.

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R/
_________________________

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato. R/
_________________________

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. R/

__________________________

SECONDA LETTURA (2Cor 5,17-21)

Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo  

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

Parola di Dio/Rendiamo grazie a Dio

__________________________

CANTO AL VANGELO (Lc 15,18)

Lode e onore a te, Signore Gesù!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

_________________________

VANGELO (Lc 15,1-3.11-32)

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.  Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla.

Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore/Lode a te o Cristo

______________________________

COMMENTO di don Roberto Seregni

«LO VIDE DA LONTANO!»

Ci sono due immagini di questa parabola che hanno una forza dirompente. La prima è quella del padre che sorveglia la strada deserta in attesa del ritorno del figlio. È un’immagine bellissima che trascrive il mistero della paternità e della maternità di Dio, di un Dio che non si stanca, che veglia, che aspetta il ritorno del figlio amato. Lo aspetta perché lo ama, perché senza di lui la famiglia è incompleta; lo aspetta perché sa che il figlio è infelice, sa che lontano da Lui nessuno puó essere davvero felice. Non importa che abbia sperperato tutti i suoi averi, non importa che lo abbia abbandonato; l’unica cosa importante è che questo figlio perduto ritornerà. Ne è sicuro. Ritornerà.
La seconda immagine è quella del padre con il figlio maggiore. Lui non si è mai allontanato da casa, ma vive come un servo e non come un figlio. Non conosce la gioia per il ritorno di suo fratello e nemmeno la gratitudine verso il padre. Pensa che tutto gli sia dovuto, geloso e permaloso vive nella solitudine. Ma l’immagine che piú mi affascina è quella del padre che abbandona la festa per andare in cerca del figlio maggiore. Non perde la pazienza, non grida, non borbotta. Cerca il figlio geloso e gli racconta la sua gioia per il figlio ritrovato.

Gesù ci svela che Dio è stupendo, molto differente da quell’immagine arcigna e impaziente che troppo spesso ancora serpeggia nella nostra coscienza religiosa. Forse questo tempo di quaresima dovrebbe proprio aiutarci, prima di tutto, a convertire l’immagine di Dio che abbiamo nel cuore. Quaresima è tempo di conversione, lo sappiamo tutti; ma forse dimentichiamo che la conversione piú urgente riguarda proprio il volto di Dio. Il problema della fede non è credere o non credere in Dio, ma in che Dio si crede. Dobbiamo provare a mettere a confronto il Dio che abita le mie preghiere e la mia coscienza religiosa (o magari anche le mie paure e le mie angosce…), con il Dio che Gesù ci presenta in questa parabola. Forse abbiamo bisogno di fare un po’ di pulizia ed abbandonare certe idee di Dio ammuffite e arrugginite.
Un ultimo pensiero.
Non sappiamo come finisce la parabola: il figlio maggiore entrerà alla festa?
Niente di nuovo: anche domenica scorsa la parabola del fico era senza finale: lasciato o tagliato?
Il finale è tutto nostro.
Tutto da scrivere.
Tutto da vivere.